PATOLOGIE E DOLORE > PIEDE E CAVIGLIA
FRATTURA DI CAVIGLIA
La frattura di caviglia è un termine che indica l’interruzione dell’integrità anatomica dell’osso a livello del distretto caviglia/piede e si verifica, solitamente, come conseguenza di traumi di grande intensità (come la caduta o l’impatto di un oggetto sul piede e sulla caviglia) o di minore intensità (come la distorsione della caviglia). Solitamente la frattura di caviglia si localizza a livello del malleolo esterno o peroneale, ma non è così infrequente si verifichi anche a livello del malleolo interno o tibiale, dell’astragalo (osso che si interfaccia direttamente e su cui poggiano tibia e perone).
SINTOMI
Solitamente, una frattura di caviglia avviene dopo un trauma diretto (come una contusione) o una distorsione di caviglia e si manifesta con:
- dolore intenso localizzato al piede o alla caviglia a seconda della zona di frattura;
- impossibilità di caricare (mettere il peso) sull’arto inferiore dal lato della caviglia fratturata o impossibilità di eseguire più di 4 passi in totale;
- gonfiore;
- ecchimosi (livido)
- escoriazione ed esposizione dell’osso nei casi di traumi importanti e fratture scomposte.
DIAGNOSI
La prima fase, quella clinica, della diagnosi di frattura di caviglia consiste nella somministrazione di test specifici noti in ambito medico come Ottawa Ankle Rules. Attraverso queste procedure, è possibile non tanto fare diagnosi di frattura di caviglia, bensì di escludere (se i test risultano negativi) con una probabilità prossima al 100% che tale frattura sia presente. In caso questi test, invece, siano positivi (il caso contrario), il paziente dovrà sottoporsi a una radiografia o a una TAC per confermare la diagnosi o escludere la presenza di fratture.
La seconda fase, quella strumentale, della diagnosi di frattura di caviglia è il momento in cui il paziente si sottopone a radiografia o TAC. Solitamente la radiografia è sufficiente per la diagnosi ma, nei casi più complessi, sarà richiesta la TAC dato la sua elevata capacità di studio della struttura ossea, in particolare della corticale (zona esterna e che ricopre tutto il tessuto osseo).
LA FISIOTERAPIA
Sarebbe difficile descrivere un unico protocollo che riassuma il percorso riabilitativo. Per questo mi limito ad elencare i passaggi che il fisioterapista esegue nel trattamento di queste lesioni ossee, tralasciando le tempistiche e altre caratteristiche tipiche della frattura e del soggetto in esame.
- Riduzione del dolore e recupero della mobilità
- Recupero della forza
- Recupero della propriocezione e della funzionalità dell’arto inferiore
Inoltre il fisioterapista può integrare la terapia fisica strumentale allo scopo di controllare il dolore e l’infiammazione per ottenere un recupero più rapido.